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L'ANELLO DI GIUSTIZIA
- tratto dal "Il regno del signore degli Anelli" di Laurence Gardner -
Anello come simbolo di giustizia divina
29-11-2011

Dal punto di vista storico, l'Anello è da sempre simbolo della giustizia divina, che veniva misurata dalla verga o regolo. Nelle antiche raffigura­zioni, la dea sumera Lilith e il dio babilonese Marduk sono sempre rap­presentati con la verga della misura e l'Anello. Lo stesso accade per altre immagini di re e regine mesopotamici come, per esempio, possiamo os­servare nella Stele di Shàmash e Ur-Nammu ascrivibile al  millennio a.C. In alcune rappresentazioni, la verga della misura appare chiaramente segnata con tacche (esattamente come un moderno metro) e nell'antica Babilonia era proprio chiamata il regolo, il metro. Chi la deteneva era dun­que detto il "regolatore", colui che regola, termine dal quale deriva giustappunto il concetto di regolare, inteso come autorità nel governare.

A partire dal 4000 a.C., l'Anello diventa il principale segno di potere de­gli dèi Anunnaki, ricordati per essere discesi a Sumer a imporre il gover­no e l'ordine nelle grandi città e la pratica della regalità. A questo propo­sito, sembra particolarmente rilevante ruotare che quando al professor Tolkien venne chiesto di raccontare in merito all'affascinante atmosfera medievale del suo Il Signore degli Anelli in cui aveva ambientato la Terra di Mezzo, egli ebbe a rispondere dicendo che il tempo in cui la sua imma­ginazione aveva collocato questo particolare mondo fiabesco poteva farsi risalire proprio al 4000 a.C.. «La pentola della zuppa (il calderone della storia) è in continua ebollizione», era solito affermare, «e in esso non cessano mai di aggiungersi sempre nuovi ingredienti». In questa prospettiva, se le radici che hanno ispirato l'opera di Tolkien (anche in relazione alla sua approfondita conoscenza del monda anglosassone) vanno direttamente ricercate nel folclore anglosassone, ci si accorge anche che in definitiva neppure nel suo caso possiamo parlare di originalità.

 In aggiunta,lo stes­so primo e grande dio sassone Wotan (Odino) - l'equivalente della divi­nità sumera Anu - era ritenuto il solo capace di esercitare il potere sugli Anelli dei Nove Mondi, con il nono Anello (l'Unico) in grado di domina­re su tutti gli altri otto.

Anche se la contrastata vicenda che si lega al possesso dell'Anello - co­sì come narrata nell'opera di Tolkien - è qualcosa di diverso dalla dura e paziente ricerca che porterà alla conquista del Graal, in ambedue le situazioni si tratta sempre di una prova che comporta il mantenimento del potere. Solo che, nell'un caso come nell'altro, nella finzione come nella realtà, sono le forze negative a sviare la ricerca, intendendo la conquista di questi oggetti soltanto come arma di potere. Per questo, sin da subito, dventa imperativo (in ambo le vicende) da una parte proteggere l'accesso al Graal tramite interrogativi a cui è difficile rispondere, dall'altra difendere il possesso dell'Unico Anello dalle mire cattive di Sauron, il demone di Morder.

Col trascorrere del tempo, dopo la Mesopotamia e l'Egitto, l'idea della sovranità dinastica si diffuse, attraverso l'area mediterranea, nei Balcani, nelle regioni del Mar Nero e in Europa. Purtroppo però in questo trava­gliato travaso la vera e profonda essenza della saggezza andò perduta, dando di conseguenza origine a dinastie che non appartenevano più ai li­gnaggi originari della sovranità più pura. Questo non toglie che molti re furono lo stesso grandi eroi e guerrieri, capaci di conquistarsi il trono con la forza della spada.

La sacra cultura degli antichi riuscì invece a mantenersi integra lungo la linea genealogica messianica del re Davide di Israele (ca. 1008 a.C.) le cui origini (come si legge nell'altra mia opera Le misteriose orìgini dei Re del Graal) erano da rintracciarsi nel lignaggio faraonico egiziano, piuttosto che in quello che da sempre viene indicato, vale a dire nella discendenza semitica del patriarca Abramo. Fu dunque per questa particolare eredità dinastica che il figlio di Davide, il saggio Salomone, fu in grado di innal­zare il Tempio di Gerusalemme, ispirato alla architettura sacra egizia. Questo riportò in auge in Terra Santa l'antico movimento della Rosi-crucis legata a principi egizi e mesopotamici, in un periodo storico in cui l'in­tero Egitto era soggiogato e percorso da influenze esterne provenienti da Libia, Nubia, Kush e da altri paesi ancora più lontani. Come risultato, i tradizionali matrimoni di compromesso fra i faraoni e le principesse por­tarono a molte alleanze diplomatiche.

Nel 525 a.C. l'Egitto venne conquistato dai Persiani, i cui sovrani saran­no poi, a loro volta, sconfìtti dall'esercito macedone di Alessandro il Gran­de nel 332. Questo condusse al potere la dinastia ellenica dei Tolomei, a cui va ascritto anche il regno della celeberrima regina Cleopatra Vii. La sua in­felice relazione con il generale romano Murco Antonio segnò il declino dell'Egitto dei faraoni, sottomesso dall'Impero di Roma appena qualche tempo prima della nascita di Gesù. Alla fine, una volta crollato an­che l'Impero Romano, l'Egitto entrò a far parte di quello bizantino, per poi cadere sotto il dominio arabo nel 641 d.C.

All'epoca, la dinastia graaliana scaturita da Davide e Salomone aveva ini­ziato a diffondersi in occidente, dando origine soprattutto al lignaggio dei sovrani Merovingi del popolo dei Franchi, mentre dinastie correlate stabi­livano regni in Irlanda e nella Britannia di stampo gaelico". Le diverse ca­sate erano agganciate fra loro da una serie di ininterrotti matrimoni che ri­salivano sin dai tempi biblici dell'Antico Testamento alle figure dei grandi capostìpite Cani, lafet e Tubailcan (sopravvissute come case reali di Sco­zia e Anatolia), le cui successive generazioni si erano unite in consangui­neità a quelle faraoniche egiziane.

Il primo Pendragone (Testa del Drago) dell'isola britannica (Pen Draco Insularis) derivato da questo lignaggio fu il re Cimbelino della Casa di Camulot (da Camu-lot che significa luce ricurva, da cui Camelot), il quale assunse il potere attorno al 10 d.C. Nel caso dei Pendragoni, si trattava di una dinastia regale non fondata sul concetto di successione ereditaria diretta. I sovrani, infatti, venivano eletti fra i rappresentanti delle diverse no­bili famiglie da un consiglio di vecchi e saggi druidi, preposto a indicare quello che veniva chiamato il Re dei Re. L'ultimo Pendragone fu il re gallese Cadwaladr di Gwynedd che morì nel 664 d.C. Al­l'epoca la maggior parte della Britannia subiva l'influsso di impronta germanica degli invasori Angli e Sassoni - da qui il nome Angle-land (En-gland), per distinguerla dalla Scozia e dal Galles.

Questo stato di cose coincise con la perdita dell'Egitto da parte di Bisanzio per opera dei califfi arabi, venuta subito a ridosso della caduta dell'ultimo imperatore romano nel 476 d.C. e al conseguente nuovo ordine che stava investendo l'intero mondo occidentale. In questo momento il potere maggiore stava in mano ai pontefici, i quali, al di fuori delle terre gaeliche, consacravano i re, non per acquisiti diritti ereditari quanto per asseconda­re i maneggi politici dei loro vescovi e contribuire alla crescita della Chie­sa Romana. Su questa lunghezza d'onda gli accaniti e irremovibili soste­nitori dei dogmi ecclesiastici furono i primi a opporsi con vigore alla tra­dizione pre papale della dinastia regale del Graal. Furono i vescovi, prima di tutti, a condannare la letteratura arturiana come eretica e libri come Le profezie di Merlino, messo all'indice nel 1547 nel corso del Concilio di Trento. Tutto ciò che anche solo vagamente mostrava o tradiva sapore di magia, specie se riguardante la povera gente che non poteva in alcun mo­do difendersi, era denunciato come sinistro e occulto.

L'intera, illuminante tradizione graaliana venne duramente repressa tra­mite una serie di brutali atti inquisitori a partire dal 1203; mentre tutto ciò che in qualche modo aveva a che fare con la femminilità, la donna e la sua personalità fu bollato come stregonesco.

Nei confronti della cultura e del­la tradizione dell'Anello la Chiesa assunse poi un atteggiamento così as­surdamente fanatico che quando nel 1431 Giovanna d'Arco venne con­dannata al rogo come sospetta eretica e strega, una delle accuse più pe­santi fu quella di essersi avvalsa del potere di misteriosi anelli magici a scopi terapeutici!





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